91. Continuate a vigilare
Se siete distratti per un minuto, siete pazzi per un minuto. Se la presenza mentale cessa per due minuti, siete pazzi per due minuti. Se cessa per mezza giornata, siete pazzi per mezza giornata. Ecco come stanno le cose.
Presenza mentale significa mantenere qualcosa nella mente. Quando fate o dite qualcosa, dovete ricordarvi di essere vigili. Quando state facendo qualcosa siete attenti a ciò che state facendo. Tenere a mente questo, è come avere in casa alcune cose che sono in vendita. Continuate a tenerle d’occhio mentre arrivano le persone che vogliono comprarle e i ladri che vogliono rubarle. Se prestate sempre attenzione a queste vostre cose, saprete anche per quale ragione ciascuno di loro viene. Quando impugnate un’arma di questo tipo – in altre parole, continuate a tenere d’occhio – allora quando i ladri vi vedono, non oseranno farvi nulla.
È lo stesso con gli oggetti della mente. Se siete consapevoli e vigili, gli oggetti non saranno in grado di farvi nulla. Voi saprete che un bell’oggetto come quello che ho qui, non vi metterà di buon umore per sempre. È incerto. Può scomparire in qualsiasi momento. Perché allora dovremmo aggrapparci ad esso? “Questo non mi piace”: è incerto. Stando così le cose, gli oggetti sono semplicemente nulla e sono vuoti, questo è tutto. Continuiamo ad insegnare a noi stessi in questo modo, continuiamo a essere consapevoli, continuiamo a prenderci cura di noi stessi, continuamente: di giorno, di notte, sempre.
92. Ricevere visitatori
Rendete la vostra mente cosciente e sveglia. Continuate a tenerla d’occhio. Se dei “visitatori” vengono a farvi visita, salutateli mentre se ne vanno via. Non c’è posto a sedere per loro, ce n’è uno solo. Cercate di star qui a ricevere visitatori tutto il giorno. Questo è ciò che si intende per “buddho”. Rimanete proprio qui, con fermezza. Mantenete questa consapevolezza in modo che possa prendersi cura della mente. Mentre sedete qui, tutti i visitatori che sono venuti a farvi visita sin dalla nascita, sin da quando eravate piccoli e minuti, arriveranno proprio qui dove “buddho” siede solitario.
Come per gli ospiti, i visitatori che arrivano casualmente si portano appresso le cose più disparate, ma lasciateli andare con le loro storie. L’atto della mente che li seguirebbe è detto cetasika. Di qualunque cosa si tratti, ovunque stia andando, che importa? Fate solo conoscenza dei visitatori che vengono e vogliono restare. Avete soltanto una sedia per riceverli, perciò fate stare una persona lì per tutto il tempo. Gli altri non avranno dove sedere. Ora quando vengono e vi parlano, non hanno più da sedersi. La prossima volta che verranno, quando che sia, troveranno sempre la persona che siede qui e che non va mai via. Quante volte ancora continueranno a venire se tutto ciò che ottengono è chiacchierarvi? Finirete per conoscerli tutti, tutti quelli che vi hanno visitato sin da quando siete diventati consapevoli delle cose. Verranno tutti a visitarvi.
93. Pollo in gabbia
Il trucco consiste nell’avere sati – presenza mentale – , che assume il controllo e sorveglia la mente. Quando la mente è unificata grazie a sati, emergerà un nuovo tipo di consapevolezza. La mente che ha sviluppato la calma è tenuta sotto controllo da quella stessa calma, proprio come un pollo nella stia. Il pollo non può andarsene in giro, perché può muoversi solo all’interno della gabbia. Cammina qui e là ma non si mette nei guai perché è trattenuto dalla gabbia. Allo stesso modo, quando la mente ha sati ed è calma, vi è una consapevolezza che non causa problemi.
94. Un bambino dispettoso
È come quando un bambino dispettoso si sta divertendo, irritandoci finché arriviamo a urlargli e a sculacciarlo. Dobbiamo capire che questa è semplicemente la natura del bambino. Quando questo si capisce, è possibile lasciare che il bambino continui a giocare. Il senso di fastidio e irritazione sparirà perché si è disposti ad accettare la natura del bambino. Ecco come i sentimenti al riguardo cambiano.
Quando accettiamo la natura delle cose, siamo in grado di lasciarle andare, di lasciarle stare. La nostra mente può essere tranquilla e in pace. Questo significa che abbiamo capito correttamente. Abbiamo la retta visione. Questa è la fine dei problemi che dobbiamo risolvere.
95. Vivere con un cobra
Ricordate questo: tutti gli oggetti della mente, indipendentemente dal fatto che vi piacciano o meno, sono come cobra velenosi. Se vi attaccano e vi mordono, potete morire. Questi oggetti sono come cobra dal veleno aggressivo. Gli oggetti che ci piacciono sono molto velenosi. Gli oggetti che non ci piacciono sono molto velenosi. Possono impedire alla mente di essere libera. Possono farla andare fuori strada rispetto ai principi del Dhamma del Buddha.
96. Lasciare stare il cobra
Gli oggetti e gli umori della mente sono come un cobra dal veleno letale. Se nulla si intromette nel suo cammino, striscia per la sua strada nel rispetto della sua natura. Anche se in esso c’è del veleno, non lo manifesta. Non ci provoca alcun danno perché noi non ci avviciniamo. Il cobra percorre la sua strada facendosi gli affari suoi da cobra. E continua in questo modo.
Se siete intelligenti, lasciate stare ogni cosa. Lasciate stare le cose buone; lasciate stare le cose cattive; lasciate stare le cose che vi piacciono, allo stesso modo di come lasciate stare un cobra velenoso. Lo lasciate strisciare per la sua strada. Esso striscia via nonostante contenga veleno.
97. Un forno
Provate a vedere in voi stessi le cose con chiarezza: questo è paccattam. Qualunque oggetto esterno venga ed entri in contatto con voi, sarà sempre e senza interruzione paccattam. Per dirla in parole semplici, è come cuocere mattoni. Avete mai visto un forno per cuocere mattoni? Fanno il fuoco a circa un metro di distanza dalla bocca del forno e il forno attira il fumo e il fuoco al suo interno. Considerate in questo modo. È chiaramente così. Questo è un paragone. Se costruite il vostro forno per cuocere i mattoni nel modo giusto, secondo le giuste regole, fate il fuoco a circa un metro, un metro e mezzo fuori dalla bocca del forno. Quando il fumo comincia a venir su, sarà tutto aspirato all’interno del forno, senza che ne resti nulla fuori. Il calore entra, si accumula nel forno, e non sfugge all’esterno. Il calore entra e brucia le cose molto rapidamente. È così che funziona.
Lo stesso per le sensazioni di una persona che pratica: c’è la sensazione che tutto viene attirato nella Retta Visione. L’occhio vede le forme, l’orecchio sente i suoni, il naso percepisce gli odori, la lingua i sapori, e tutte queste cose vengono attirate nella Retta Visione. Il contatto darà origine in tal modo al discernimento, continuamente, tutte le volte.
98. Manghi caduti
Usate il vostro silenzio per contemplare gli oggetti visivi, i suoni, gli odori, i sapori, le sensazioni tattili e le idee con cui entrate in contatto, indipendentemente dal fatto che siano buoni o cattivi, felici o tristi. È come una persona che si fosse arrampicata su un albero di mango e lo stesse scuotendo in modo che i manghi cadano a terra. Noi stiamo sotto l’albero a raccogliere i manghi. Non prendiamo quelli marci. Prendiamo solo quelli buoni. Non c’è spreco di energie da parte nostra, perché non ci arrampichiamo sull’albero, ma raccogliamo semplicemente ciò che è a terra.
99. Il ragno
Mi è venuto un buon esempio guardando i ragni. Un ragno fa la sua ragnatela come una rete. Tesse la sua tela e la espande in diverse direzioni. Una volta mi sono seduto e ne ho osservato uno. Ha appeso la sua tela come uno schermo cinematografico, fatto questo si è rannicchiato tranquillamente nel mezzo della rete. Non correva né di qua né di là. Non appena una mosca o un altro insetto volavano nella sua rete, questa vibrava. Non appena la tela vibrava, il ragno lasciava veloce il suo posto e catturava l’insetto come cibo. Una volta finito, si rannicchiava nuovamente in mezzo alla ragnatela. Non importava che tipo di insetto fosse catturato nella sua tela, ape o qualsiasi altro: appena la rete vibrava il ragno correva fuori per prenderlo. Poi tornava indietro e aspettava, quieto nel mezzo della ragnatela, ogni volta, dove nessuno poteva vederlo.
Guardando il ragno agire in questo modo sono arrivato a una comprensione. Le sei sfere dei sensi sono l’occhio, l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo e la mente. La mente rimane al centro. L’occhio, l’orecchio, il naso, la lingua e il corpo sono distesi come una rete. Gli oggetti dei sensi sono come insetti. Non appena un’immagine visiva arriva all’occhio, o un suono all’orecchio, un odore al naso, un gusto alla lingua, o una sensazione tattile al corpo, la mente è ciò che conosce. Le cose vibrano dirette nella mente. Già questo è sufficiente per far sorgere una comprensione.
Possiamo vivere rannicchiati in noi stessi, proprio come il ragno nella sua ragnatela. Non dobbiamo andare da nessuna parte. Quando gli insetti finiscono nella rete, questo provoca una vibrazione nel cuore, allora non appena ne diventiamo consapevoli, usciamo e catturiamo gli insetti. Poi torniamo al nostro posto iniziale.
Dopo aver visto il ragno potete applicare ciò che avete imparato alla vostra mente. È la stessa cosa. Se la mente vede impermanenza, disagio e non-sé, si espande in diverse direzioni. Non è più ciò che possiede la felicità, non è più ciò che possiede la sofferenza, perché vede chiaramente le cose come sono. Arriva al punto. Qualunque cosa facciate, siete a vostro agio. Non desiderate null’altro. La vostra meditazione non può far altro che progredire.
100. Polli selvatici
Vi farò un semplice esempio. È come con i polli selvatici. Sappiamo tutti come sono i polli selvatici. Non c’è animale al mondo che sia più diffidente verso gli esseri umani. Quando sono arrivato in questa foresta, ho insegnato ai polli selvatici. Li ho osservati e imparato molto da loro.
In un primo momento solo uno di loro mi si avvicinava mentre facevo la meditazione camminata. Quando veniva, non guardavo verso di lui. Qualunque cosa facesse, non lo guardavo. Non facevo alcun movimento che potesse spaventarlo. Dopo un po’ provavo a fermarmi e a guardarlo. Non appena i miei occhi si posavano su di lui, scappava via. Quando smettevo di guardarlo, cominciava a razzolare per terra, cercando cibo come prima. Ma ogni volta che lo guardavo, scappava subito via.
Dopo un po’ probabilmente incominciò a notare come fossi quieto, quindi smise di stare in guardia. Ma appena gettavo un po’ di riso verso di lui, scappava subito via. Ma non me ne curavo. Semplicemente continuavo a tirargli un po’ di riso. Dopo un po’ tornava ma non osava mangiarlo. Non sapeva cosa fosse. Pensava che volessi ucciderlo e condirlo con il curry. Ma non mi curavo se mangiasse o meno.
Dopo un po’ cominciò a razzolare proprio lì vicino. Probabilmente cominciava a capire cosa fosse il riso e ad assaggiarlo. Il giorno dopo tornò nello stesso posto e prese a mangiare il riso di nuovo. Quando il riso finì, ne buttai un altro po’. E corse di nuovo via. Ma quando continuai a farlo ancora e ancora, successe che si allontanava solo un po’ e poi tornava e mangiava il riso A quel punto aveva capito.
In un primo momento il pollo vedeva il riso come un pericolo perché non lo conosceva. Non vedeva chiaramente. Ecco perché continuava a correre via. Ma quando divenne più addomesticato, tornava a vedere che cosa fosse in realtà il riso. Quello fu il momento in cui seppe: “Questo è riso. Questo non è una minaccia. Non è pericoloso”. Ecco come i polli selvatici cominciarono a venire per mangiare riso da quel giorno fino ad oggi.
In questo modo ho imparato una lezione dai polli selvatici. Siamo proprio come loro. Immagini, suoni, odori, gusti, sensazioni tattili e idee sono mezzi per darci la conoscenza del Dhamma. Danno lezioni a chiunque pratichi. Se li vediamo chiaramente in linea con la verità, vedremo che questo è il modo in cui sono. Se non li vediamo chiaramente, saranno sempre nostri nemici, e continueremo a scappare da loro tutto il tempo.
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