71. La banana avvelenata
Venni a vivere in un monastero e fui ordinato novizio all’età di nove anni. Cercavo di praticare, ma all’epoca non capivo molto. Iniziai a comprendere solo quando fui ordinato monaco. Oh! Vedevo con la dovuta paura ogni cosa. Guardavo la sensualità con la quale vivono le persone, e invece di vederla divertente come era per loro, piuttosto mi appariva come sofferenza. È come con una torta di banane. Quando la mangiamo, è gradevole e dolce. Conosciamo la dolcezza del suo sapore. Ma se sappiamo che qualcuno ha messo del veleno in quella banana, sapendo che mangiandola moriremo, non ci interesserà quanto sia dolce, giusto? Questo è il modo in cui vedevo continuamente le cose. Mentre stavo per mangiare, vedevo sempre il veleno contenuto al suo interno. Ecco come ho continuato a spingermi sempre più lontano, restando monaco per tutti questi anni. Una volta che vedete, quel genere di cose non vi tenta più a mangiarne.
72. Studiare o andare in battaglia
Ci sono monaci eruditi che hanno fatto ricerca sui testi, che hanno studiato molto. Dico loro di dare una possibilità alla meditazione. Per quanto riguarda seguire un libro: quando lo si studia, lo si fa in linea con i testi, ma quando si va in battaglia, si deve andare oltre i testi. Se si combatte semplicemente seguendo i testi, non saremo in linea con il nemico. Quando le cose diventano serie, si deve andare al di fuori dei testi.
73. La mano
Coloro che studiano i testi e coloro che praticano il Dhamma tendono a non comprendersi reciprocamente. Quelli che studiano i testi tendono a dire: “I monaci che praticano solamente la meditazione seguono unicamente le loro opinioni”. Ma lo dicono senza nessun riscontro di alcun tipo.
In un certo senso, in verità, le due vie dello studio e della pratica sono esattamente la stessa cosa. Per capire, possiamo pensare a tale questione come alla palma e al dorso della mano. Se mettiamo la mano con la palma rivolta verso l’alto, sembra che il dorso sia scomparso. In realtà non è scomparso, è solo nascosto, è sotto. Quando diciamo che non possiamo vederlo, non significa che sia scomparso completamente, significa solo che è nascosto. Quando voltiamo la mano, succede la stessa cosa alla palma. Non va da nessuna parte, è solo nascosta.
È questo che dovremo tenere a mente, quando consideriamo la pratica. Se pensiamo che sia “scomparsa”, ci metteremo a studiare sperando di ottenere risultati. Però, non importa quanto si studi il Dhamma, non capirete mai perché non conoscerete secondo verità. Se comprendiamo la reale natura del Dhamma, ciò diventa lasciar andare. Questo è arrendersi, rimuovere l’attaccamento, non aggrapparsi più o, se c’è ancora attaccamento, esso diminuirà sempre di più.
Questa è la differenza tra le due strade dello studio e della pratica.
74. Parole scritte
Fermati. Metti la tua conoscenza intellettuale in un sacco o in un baule. Non tirarla fuori con le parole. Non puoi portare quel tipo di conoscenza qui, nel tuo cuore. Qui c’è un nuovo tipo di conoscenza. Quando le cose sorgono davvero, non è infatti la stessa cosa.
È come scrivere la parola “avidità”. Quando l’avidità sorge nel cuore, non è la stessa cosa della parola scritta. Lo stesso quando sei arrabbiato: quando si scrive “rabbia” sulla lavagna, è una cosa, sono lettere. Ma quando sorge nel cuore, accade troppo velocemente perché si possa leggere qualcosa. Arriva al cuore tutta in una volta. Questo è importante. Molto importante.
75. Cadere da un albero
… Accade la stessa cosa con la coproduzione condizionata. “L’ignoranza è la causa delle fabbricazioni. Le fabbricazioni sono la causa della coscienza. La coscienza è la causa di nome e forma”. L’abbiamo studiato e imparato a memoria, ed è vero, è il modo in cui il Buddha ha suddiviso le cose per poterle fare studiare ai suoi allievi. Ma quando queste cose si verificano nella realtà, sono troppo rapide per poterle enumerare.
È come cadere dalla cima di un albero: bam! A terra. Non sappiamo quali rami abbiamo attraversato. Nel momento in cui la mente viene “colpita” da una cosa buona, se si tratta di qualcosa che le piace, va dritto verso la cosa “buona”. Non conosce i passi intermedi. Questi seguono i testi, ma vanno anche al di fuori di essi. Non dicono: “Qui c’è l’ignoranza. Qui c’è la fabbricazione. Qui c’è la coscienza. Qui c’è il nome e la forma”. Non hanno cartelli che potete leggere. È come cadere da un albero. Il Buddha parla dei momenti mentali in modo dettagliato, ma io uso il paragone della caduta da un albero. Quando scivolate giù da un albero: bam! Non misurate da quanti metri e quanti centimetri siete caduti. Tutto quello che sapete è che vi siete schiantati a terra e vi fa già male.
76. Il coltello
Esercitare il corpo per rafforzarlo ed esercitare la mente per rafforzarla sono cose simili, ma il metodo è diverso. Nell’esercitare il corpo è necessario muovere le varie parti, ma per esercitare la mente occorre farla fermare e riposare, come quando ci si raccoglie. Cercate di far sì che la mente lasci andare tutto. Non permettetele di pensare a questo, a quello o a qualunque altra cosa. Fatela stare con un singolo oggetto. Guadagnerà forza. Sorgerà discernimento. È come avere un coltello che avete conservato ben affilato. Se continuate a usarlo solo per tagliare pietre, tagliare mattoni, tagliare erba, tagliare senza scegliere cosa, il coltello perderà l’affilatura.
77. Imparare a scrivere
Assicuratevi di praticare ogni giorno. Ogni giorno. Quando vi sentite pigri, continuate ugualmente. Quando vi sentite diligenti, continuate allo stesso modo. Praticate il Dhamma di giorno e di notte. Quando la mente è in pace, continuate a farlo. Quando non è in pace, continuate a farlo. È come quando eravate bambini e imparavate a scrivere. All’inizio le lettere non erano belle. La parte in alto era troppo lunga, e anche la parte in basso era troppo lunga. Scrivevate da bambino. Con il tempo, però, le lettere migliorarono, poiché vi esercitavate.
78. Il bambino e l’adulto
Concentrazione e discernimento devono andare insieme. In una prima fase la mente entrerà nella pace e nella tranquillità attraverso le pratiche di concentrazione. La mente sarà in grado di stare tranquilla solo se si sta seduti con gli occhi chiusi. Questa è la tranquillità. Si dipende necessariamente dalla concentrazione come fondamento e supporto perché finalmente emergano il discernimento o la visione profonda. Successivamente la mente rimarrà tranquilla sia che si stia seduti con gli occhi chiusi sia se si cammini nel mezzo di una città frenetica.
Analogamente, una volta eri un bambino, ora sei un adulto. Il bambino e l’adulto sono la stessa persona. Allo stesso modo si potrebbe dire che tranquillità e visione profonda siano cose separate. O ancora, come il cibo e gli escrementi: si può dire che siano la stessa cosa, ma guardando da un’altra angolazione si può dire che sono diversi.
79. Il bastone
La meditazione è come un bastone. La visione profonda si trova a un’estremità del bastone. La calma si trova all’altra estremità. Sollevando il bastone, cosa verrà su, una sola estremità o entrambe? Se si solleva il bastone verranno su entrambe le estremità. Qualunque sia la visione profonda, qualunque l’esperienza di calma, è sempre tutto questa mente.
80. Dipingere il ritratto
I buoni risultati della pratica sono connessi al discernimento. Nella meditazione di visione profonda discernimento e mente restano assieme. In alcune persone, sebbene non facciano molto, queste cose si verificano da sole. In effetti chi ha discernimento non deve affatto fare molto. La concentrazione è come essere un artista: guardi qualcosa e la comprendi, comprendi fino a quando non rimane nel cuore. Puoi dipingere il ritratto di ciò che è nel tuo cuore senza aver bisogno di sederti di fronte ad esso e guardarlo per dipingerlo. La persona che non comprende è colui che deve stare lì a farne schizzi fino a quando non penetrano nel suo cuore. Con il discernimento non devi stare lì a fare schizzi. Guardi e comprendi. Puoi dipingere direttamente dalla tua comprensione. Questo è il modo in cui sono le cose.
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