21. Frugare in un formicaio di formiche rosse
La sensualità è come prendere un bastone e frugare dentro un formicaio di grosse formiche rosse. Più frughiamo e più le formiche rosse escono cadendoci sopra, sul viso, negli occhi, pungendoci le orecchie e gli occhi. Ma non vediamo gli svantaggi di ciò che stiamo facendo. Sembra che tutto vada bene. Capite che, se non vedete gli svantaggi di queste cose, mai vi impegnerete in modo da liberarvene.
22. Una rana presa all’amo
Gli animali presi in trappola, catturati con lacci, soffrono. Legati, legati stretti. Tutto quel che possono fare è attendere che il cacciatore venga a prenderli. Come un uccello catturato al laccio: il laccio stringe intorno al collo, non importa quanta fatica faccia per tentare di liberarsi. Continua a fare resistenza, a dimenarsi avanti e indietro, ma è catturato. Quel che può fare è solo attendere il cacciatore. E quando arriva, eccolo: è Mara. Gli uccelli ne sono impauriti, tutti gli animali ne sono impauriti perché non gli possono sfuggire.
I nostri lacci sono immagini, suoni, odori, sapori, sensazioni tattili e idee. Ci legano. Quando ci siamo attaccati, siamo come un pesce preso all’amo, che aspetta che arrivi il pescatore. Non importa quanta fatica facciamo per tentare di liberarci. In realtà stiamo peggio di un pesce preso all’amo. Siamo più come una rana presa all’amo, perché quando una rana ingoia l’amo, lo manda giù fino in fondo alle viscere. Quando un pesce è preso all’amo questo gli rimane in bocca.
23. La consapevolezza di avere il braccio corto
Gli insegnamenti del Buddha sono diretti, immediati e semplici. Ma possono essere difficili per chi inizia a praticarli, soprattutto se non ha la conoscenza sufficiente per comprenderli. Sono come una buca: centinaia e migliaia di persone si lamentano che la buca è profonda, perché non riescono a toccarne il fondo. Pochi sono disposti ad ammettere che forse è il loro braccio ad essere troppo corto.
Il Buddha ci ha insegnato ad abbandonare ogni genere di malvagità. Ma preferiamo saltare questa parte per andare direttamente a produrre meriti, senza aver abbandonato il male. È come dire che la buca è troppo profonda. Sono pochi quelli che, invece, ammettono di avere il braccio troppo corto.
24. Bau! Bau! Bau!
Una volta ho visto un cane che non riusciva a mangiare tutto il riso che gli avevo dato, e così si mise sdraiato e prese a far la guardia al suo riso. Era talmente sazio che non avrebbe potuto mangiarne ancora, ma continuava a stare sdraiato a guardia del riso. Si addormentava a causa della sonnolenza, poi all’improvviso si svegliava e controllava di nuovo il cibo che era rimasto. Se un altro cane fosse arrivato, non importa quanto grosso o piccolo fosse stato, gli avrebbe ringhiato. Se una gallina fosse arrivata per mangiare il suo riso gli avrebbe abbaiato: Bau! Bau! Bau! Il suo stomaco stava quasi per scoppiare, ma non voleva far mangiare il suo riso a nessun altro. Era avaro ed egoista.
Le persone possono comportarsi alla stesso modo. Se non conoscono il Dhamma, se non hanno alcuna idea dei loro doveri verso chi sta meglio o peggio di loro, se le loro menti sono sopraffatte da avidità, rabbia e illusione, anche avendo molte ricchezze, saranno avare ed egoiste. Non sanno come condividere la loro fortuna. Hanno difficoltà persino a fare qualche offerta per i bambini poveri o gli anziani che non hanno nulla da mangiare. Pensandoci rimango colpito da come costoro siano simili a degli animali. Non hanno affatto le virtù di un essere umano. Il Buddha li chiamava manussa-tiracchano: comuni-animali-umani. Costoro sono così perché mancano di benevolenza, compassione, gioia compartecipe ed equanimità.
25. Un cane sopra un mucchio di riso grezzo
È come un cane che se ne sta sdraiato sopra un mucchio di riso grezzo. Il suo stomaco gorgoglia dalla fame – glu… glu… glu – mentre pensa: “Dove posso trovare qualcosa da mangiare?”. Il suo stomaco reclama cibo, così salta giù dal mucchio di riso grezzo alla ricerca di qualcosa da mangiare nell’immondizia.
C’è del cibo proprio qui: è il mucchio di riso, ma non lo capisce. Non riesce a vedere il riso. Non riesce a mangiare il riso grezzo.
La conoscenza esiste, ma se non la mettiamo in pratica, non la comprenderemo. Siamo stupidi come il cane sul mucchio di riso grezzo. È veramente un peccato. C’è del riso commestibile, ma è nascosto dalla buccia. Allo stesso modo la liberazione è qui, ma è nascosta dalle nostre opinioni.
26. La rogna
Il Buddha disse: “Monaci, avete visto lo sciacallo che corre qui intorno la sera? Lo avete visto? Stando fermo sulle zampe soffre. Correndo soffre. Seduto soffre. Disteso soffre. Dentro l’incavo dell’albero soffre. Nella grotta si sente a disagio. Soffre perché pensa: “Stando alzato non sto bene. Stando seduto non sto bene. Stando sdraiato non sto bene. Questo cespuglio non va bene. L’incavo nell’albero non va bene. La grotta non va bene”. Così continua a correre tutto il tempo. La verità è che lo sciacallo ha la rogna. Il suo malessere non è dovuto al cespuglio, all’incavo nell’albero o alla grotta, dallo stare seduto, alzato o sdraiato: dipende dalla rogna”.
Anche per voi monaci è lo stesso. Il vostro disagio proviene da modi di vedere errati. Siete presi da idee che sono velenose ed è per questo che vi tormentate. Non fate uso del contenimento sui vostri sensi, ma incolpate qualche altra cosa. Non riuscite a capire cosa sta succedendo dentro di voi. Quando state qui a Wat Nong Pah Pong, soffrite. Andate in America e soffrite. Andate a Londra e soffrite. Andate a Wat Bung Wai e soffrite. Andate in qualsiasi altro monastero affiliato e soffrite. Ovunque andiate, soffrite. Questo dipende dal modo di vedere errato con cui ancora vi associate. Il vostro punto di vista è errato e, restando di questa idea, avvelenate il vostro cuore. Ovunque voi andiate, soffrite. Siete come lo sciacallo.
Una volta che sarete guariti dalla vostra rogna, sarete a vostro agio ovunque andrete: starete bene all’aperto e starete bene nella fitta foresta. Rifletto spesso su ciò e continuo ad insegnarvelo perché questo aspetto del Dhamma è molto importante.
27. Vermi
Quando permettiamo alla retta visione di sorgere nei nostri cuori, potremo essere a nostro agio ovunque. È perché abbiamo ancora delle visioni errate, e ci attacchiamo a idee velenose, che non ci sentiamo a nostro agio. Attaccarsi in questo modo è come essere un verme. Dove vive è sporco, ciò che mangia è sporco. Il suo cibo non si può dire che sia cibo – ma sembra fatto apposta per il verme. Provate a prendere un bastone e tirarlo fuori dagli escrementi in cui si nutre, e osservate cosa succede. Si dimenerà, ansioso di tornare nel cumulo di escrementi dov’era prima. Solo a quel punto si sentirà bene.
È proprio come voi, monaci e novizi. Avete ancora delle visioni errate. I maestri vengono e vi insegnano come avere una retta visione, ma a voi non sembra corretta. Continuate piuttosto a tornare nel vostro cumulo di escrementi. La retta visione non vi sembra corretta perché siete abituati al vostro cumulo di escrementi. Fintanto che il verme non vede la sporcizia nella quale vive, non può evitarla. È la stessa cosa per voi. Finché non vedete gli inconvenienti causati da queste cose, non potete evitarli. E vi renderanno difficile la pratica.
28. Fiumi
È come i fiumi che scorrono giù verso le pianure. Scorrono in basso seguendo la loro natura. Il fiume Ayutthaya, il fiume Muun – qualunque fiume: tutti scorrono verso valle. Nessuno di loro scorre al contrario. È il modo normale di essere.
Supponete che ci sia un uomo sulla riva del fiume, che osserva la corrente scorrere rapidamente verso valle, ma il suo modo di pensare sia sbagliato. Vuole che il fiume vada verso monte. Questo lo farà soffrire. Non troverà pace. Seduto, in piedi, camminando, sdraiato, non troverà pace. Perché? Perché il suo modo di pensare è sbagliato.
29. Il pollo e la papera
Due persone vedono un pollo e una papera. La prima persona vuole che il pollo sia una papera, e la papera che sia un pollo, ma semplicemente è impossibile. In tutta la loro vita, non potrà mai accadere. Se la prima persona non smetterà di pensare in questo modo, soffrirà. La seconda persona vede il pollo come pollo, e la papera come papera. In questo modo non ci sono problemi. Quando la vostra visione è giusta, non c’è sofferenza.
Lo stesso accade qui. Anicca – le cose che sono impermanenti – vorremo che fossero permanenti. E fino a quando saranno impermanenti, saremo tristi. Le persone che vedono le cose impermanenti come semplicemente impernanenti sono a loro agio. Senza problemi.
Dal momento della nostra nascita siamo stati sempre in fuga dalla verità. Non vogliamo che le cose siano nel modo in cui sono, ma non possiamo fermarle dall’essere così. Questo è il solo modo in cui sono. Non possono essere in modo diverso. È come voler fare di una papera un pollo. Non sarà mai la stessa cosa. È una papera. O allo stesso modo voler fare di un pollo una papera. Non sarà mai la stessa cosa. È un pollo. Chiunque pensasse di voler cambiare le cose in questo modo è destinato a soffrire. Ma se pensate: “oh, questo è il modo di essere delle cose” guadagnerete forza – e non ha importanza quanto proviate, ma non potrete rendere un corpo permanente o duraturo.
30. Sale che non è salato
Una volta arrivò un monaco che diceva di essere un meditante e chiese di vivere qua con me. Chiese quale fossero le modalità della nostra pratica, e glielo spiegai. “Se vivi con me, non potrai tenere denaro o accumulare oggetti. Io seguo il Vinaya”.
Rispose che praticava il non-attaccamento.
Dissi: “Non capisco cosa vuoi dire”.
Così chiese: “Se utilizzo il denaro senza attaccamento, posso restare qui?”.
Gli risposi: “Certamente. Se puoi mangiare del sale che non sia salato, allora puoi. Se semplicemente rivendichi di essere non attaccato perché non sei interessato ad osservare delle fastidiose regole, allora sarà difficile che tu possa stare qui. Ma se tu puoi mangiare del sale senza che abbia il gusto salato, allora credo che potrai stare qui. Puoi veramente mangiare mezzo chilo di sale senza sentirne il salato? Questo affare del non-attaccamento non è qualcosa che potete giusto parlarne o ipotizzare. Se parlate così non potete vivere con me”.
Se ne andò via.
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