Ordinazione novizio

La formazione monastica, nel sangha della foresta, si sviluppa in tre fasi ognuna delle quali implica per il praticante un impegno spirituale e un ruolo nella comunità differenti:

1 Anagarika: un postulante che segue gli otto precetti (vestito in bianco);

2 Samanera: un monaco novizio che segue i dieci precetti;

3 Bhikkhu: un monaco pienamente ordinato che segue una disciplina di base di 227 precetti.

 

Pabbajja (accettazione samanera)

Pabbajja è il termine pali per la cerimonia di accettazione nell’ordine monastico di un samanera (monaco novizio). scarica il testo

consigli per la visione

 

Sommariamente la cerimonia si articola nei seguenti passaggi:

Il candidato, vestito di bianco (un anagarika), offre candele e incenso alla statua del Buddha in forma privata.

Il sangha monastico si raduna nell’area delimitata come “spazio sacro” per la cerimonia e recita dei canti di omaggio ai Tre Rifugi, inchinandosi.

Il candidato riceve da un familiare o un amico spirituale le vesti ocra da novizio con sopra un vassoio contenente fiori, candele e incenso da offrire al precettore.

Il candidato, in ginocchio e ai margini dello “spazio sacro”, chiede di poter porgere i propri rispetti al precettore, gli chiede inoltre scusa per ogni sua possibile mancanza, si offre di condividere con lui le cose buone che ha fatto e chiede di poter prendere parte al bene accumulato dal precettore. Chiede infine che, mosso da compassione, il precettore, in nome di tutta la comunità monastica, gli permetta di ricevere Pabbajja, l’entrata nella vita santa.

Il silenzio-assenso del precettore invita il candidato ad entrare in ginocchio nello “spazio sacro”, offre il vassoio al precettore, si inchina a lui, e nuovamente, per tre volte, chiede di essere accettato nella vita santa.

Il candidato porge al precettore le vesti ocra che gli sono state donate e ripete la propria richiesta affinché possa andare al di là della sofferenza e realizzare il Nibbana.

Il precettore riceve le vesti e offre al candidato, che siede in ascolto, delle istruzioni di base su come sviluppare la presenza mentale prendendo come riferimento il corpo, più precisamente cinque parti di esso (capelli, peli, unghie, denti e pelle).

Il precettore riporge al candidato inginocchiato le vesti ocra, ne appoggia una parte sulla sua spalla e il candidato indietreggia in ginocchio. Esce dallo “spazio sacro” e con l’aiuto di un monaco va a cambiarsi d’abito.

Il candidato ritorna vestendo con l’abito ocra, riceve da un familiare o un amico spirituale la ciotola che simboleggia il suo futuro stato di mendicante con sopra un altro vassoio da offrire al precettore, si inginocchia ed entra nuovamente nello “spazio sacro”.

Il candidato ripete una richiesta simile alle precedenti, con la sostanziale differenza che questa volta la richiesta terminerà con quella dei rifugi e precetti.

Tre Rifugi e Dieci Precetti

I Tre Rifugi e i Dieci Precetti costituiscono la struttura portante della formazione monastica del samanera. Con il sostegno del precettore e di tutta la comunità monastica imparerà ad associare il suo cuore e la sua mente al Buddha, Dhamma e Sangha, e i precetti saranno delle chiare linee di guida per la parola e le azioni, che gli permetteranno di vedere le proprie tendenze mentali non salutari e imparare così a lasciarle andare. scarica il testo

Alcune note sui precetti:

–        il sesto precetto ricorda che i monaci possono assumere cibo solo dall’alba al mezzogiorno solare,

–        il nono precetto è un richiamo alla modestia e un deterrente dall’accidia,

–        il decimo rende di fatto il samanera un mendicante religioso, privo di proprie risorse materiali.

Nissaya (dipendenza)

Dopo aver preso i rifugi e precetti, il candidato è ora un samanera, e secondo tradizione chiede nissaya, dipendenza dal precettore. Il novizio chiede cioè di poter essere un suo allievo, manifestando la sua intenzione di rinunciare alle proprie idee e opinioni relative alla pratica e disciplina monastica per accettare la guida del maestro in quanto confida sulla sua esperienza e capacità. Nissaya si basa su un rapporto di fiducia e reciproco sostegno, un passo importante che esprime la voglia di imparare.

Il principale verso che simboleggia questa relazione fra maestro e allievo è ripetuto per tre volte dal samanera:

Da questo giorno in poi, il fardello del monaco anziano

sarà il mio, e io sarò il fardello

del monaco anziano.

È solo ora che al samanera viene dato un nome religioso in pali, che sarà un invito a lasciare andare il passato e le vecchie abitudini per incominciare la sua nuova vita religiosa.